Nell’aviazione tutto ha una spiegazione dettagliata; niente è casuale, soprattutto quando si parla di vento. In generale un aereo, come una barca, preferisce un vento che lo spinge da dietro verso la propria destinazione, aiutandolo così a ridurre i tempi di viaggio. 

L’aria è un fluido e viene spesso paragonata all’acqua quando si parla di volo. Ogni parte di un aereo è progettata per ridurre al minimo le possibili “increspature” del flusso dell’aria: seguendo questa logica, si potrebbe pensare che un vento contrario possa creare resistenza, rendendo il decollo più difficile. In realtà quando si parla di decollo dell’aereo è tutta un’altra storia… e anche quando si parla di atterraggio!

Atterraggio e decollo aereo e il vento: una questione di forze

Un aereo vola grazie a una serie di forze, e tra tutte queste la più importante è la portanza: si tratta di quella spinta verso l’alto che è destinata a vincere il peso dell’aereo. È generata dalla velocità dell’aria che investe il profilo alare: tanto più veloce è il flusso d’aria che investe le ali, tanta più portanza verrà generata.

Un aeroplano, come un aquilone, non vola dunque per la velocità rispetto al suolo, ma per la velocità dell’aria che scorre sulle ali. Durante il decollo, il vento contrario rallenta l’aereo nella sua accelerazione rispetto al suolo, ma aumenta il flusso d’aria sulle ali, cioè aiuta a generare portanza: permette così di decollare ad una distanza più breve e di salire con un angolo maggiore.

Questo è ciò che accade a tutti gli aerei, dai più piccoli agli aerei più grandi come un Airbus A380: fondamentalmente, il decollo degli aerei controvento consente ai piloti di raggiungere un’altitudine maggiore in meno spazio orizzontale percorso, con minore velocità rispetto al suolo e usando meno pista rispetto a quello che accade con il vento in coda.

E durante latterraggio dell’aereo? Atterrando controvento l’aereo rallenta la sua velocità e avrà bisogno di meno lunghezza della pista per arrestarsi una volta a terra.

Ora che sai quanto contano le forze sulla dinamica del volo, ti sarà anche più chiaro perché a volte gli aerei rullano per un’infinità di minuti sulla pista: ogni segnaletica e ogni dettaglio è studiato per sfruttare la fisica e permettere di volare in sicurezza.

Atterrare con vento trasversale

Atterrare in una situazione di vento trasversale richiede un paio di apposite manovre. Quando siamo in quota, se c’è vento trasversale l’aereo si muove di lato: questa fase del volo non a caso è detta “crabbing”, prendendo spunto dalla caratteristica del granchio (crab in inglese) di muoversi di lato. 

Quando si arriva a terra però non si può atterrare di lato, perché si metterebbe sotto stress il carrello di atterraggio. L’obiettivo finale è dunque sempre quello di far atterrare l’aereo dritto, cioè con il muso in linea con la direzione della pista.

La direzione e l’intensità del vento indicheranno al pilota come muoversi, grazie agli strumenti di volo.

Solitamente all’ultimo minuto si cerca di portare a termine la manovra per raddrizzare il muso dell’aereo al centro della pista: se in quel frangente arriva una raffica di vento trasversale che porta l’aereo fuori dall’allineamento con la pista, occorre contrastare il vento abbassando l’ala sopravento. A quel punto si raddrizzerà il muso dell’aereo e la ruota dell’ala sopravento toccherà perciò terra prima dell’altra.

Per concludere questo approfondimento è il caso di citare una massima del re dei motori, Henry Ford: “Quando tutto sembra essere contro ricorda che l’aereo decolla controvento, non con il vento in coda”.