Normativa Droni FAA

La nuova normativa che l’FAA, l’Autorità americana per l’Aviazione Civile, ha emanato per gli “small UAS” (Unmanned Aerial System, i droni), è stata introdotta a Giugno 2016 e consiste nell’aggiunta di un capitoletto, la Part 107, al “Code of Federal Regulation”, il volume che tutti i piloti, professionisti e non, hanno sul loro comodino e che spiega tutto ciò che non si può fare in volo. Quello che non è scritto li dentro, si può fare.

Vediamo brevemente in cosa consiste e quali sono le differenze con il più strutturato quadro normativo italiano.

 

A chi si rivolge

La Part 107 si occupa di tutti i droni con peso inferiore a 55 libre (25 Kg) che volano all’interno del “National Airspace System”, lo spazio aereo USA.

Per poter pilotare un drone occorre superare un esame teorico sulla normativa aeronautica e su quella relativa ai droni. Ogni due anni occorre fare un corso di aggiornamento teorico per mantenere la propria qualifica.

Per chi è in possesso di una licenza di volo l’esame teorico verterà solo sulla normativa droni e per quel che riguarda il mantenimento della propria qualifica, basterà mantenere valida la licenza di volo.

La Part 107 non richiede l’effettuazione di un corso di pilotaggio pratico, ne tantomeno di un esame in volo, riconoscendo che, vista la tipologia del mezzo, lo skill necessario per pilotare un drone è un qualcosa che il pilota può acquisire da solo.

Una volta ottenuta la qualifica è possibile volare in spazi aerei non controllati (G) senza chiedere nessun tipo di autorizzazione o dichiarazione. Per entrare negli spazi aerei controllati (B, C, D, E) si deve accedere ad un portale inserendo il “geofence” all’interno del quale si svolgerà il volo e l’orario di decollo e atterraggio previsto. Il sistema emetterà (o negherà) direttamente l’autorizzazione al pilota. Una volta ottenuta l’autorizzazione non sarà necessario contattare l’ente ATC.

Altre disposizioni

  1. Tutte le operazioni devono essere in VLOS (Visual Line of Sight);
  2. Non esiste la separazione fra operazioni critiche e non critiche;
  3. Non si può volare sopra a persone che non siano direttamente coinvolte nelle operazioni, o che non siano sotto una struttura coperta o dentro ad un veicolo fermo;
  4. Si vola solo di giorno;
  5. Si deve dare la precedenza a tutti gli aeromobili;
  6. Massima velocità 100 mph (87 nodi)
  7. Quota massima 400 piedi;
  8. Visibilità minima 3 miglia;
  9. Non si può pilotare da una macchina o aeromobile in movimento;
  10. Non è richiesto nessun certificato di aeronavigabilità o programma di manutenzione.
  11. Non è richiesto nessun corso o esame pratico per poter diventare pilota di droni.

La Part 107 si esaurisce in poche pagine (quattro capitoli in tutto), e concede al pilota di derogare una o più delle norme previste a patto che si possa dimostrare che le operazioni possono essere condotte mantenendo lo stesso livello di sicurezza. In quel caso l’FAA emette una speciale autorizzazione (Waivers) e il pilota può decollare.

L’FAA, per esempio, ha cominciato ad autorizzare operazioni notturne dopo aver ricevuto richieste di piloti che si sono dotati di dispositivi NVG (Night Vision Goggles).

Il concetto fondamentale è che il quadro normativo è semplice, stabile e soprattutto non costituisce un vincolo insormontabile visto che la materia è nuova e le tecnologie stanno cambiando velocemente.

L’FAA dimostra ancora una volta un approccio molto pragmatico ad una materia così attuale come quella dei droni.