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Le donne pilota della storia

Il mondo dell’aviazione per molto tempo è stato considerato come occupazione e hobby dominato dagli uomini: in realtà la storia ci racconta che anche molte donne hanno sfidati i cieli in modo eroico, lasciando il segno con le loro imprese. Ed oggi le loro gesta sono d’ispirazione per tutte quelle donne che hanno la vocazione da pilota e in generale per tutti gli appassionati di volo e aviazione.

Apriamo questa carrellata di donne amazzoni dei cieli con Amelia Earhart, che ha ispirato romanzi e pellicole e chiudiamo con le aviatrici italiane, che si sono distinte per le loro carriere alla cloche.

Amelia Earhart, la prima aviatrice a sorvolare l’Atlantico

Nel 1932, Amelia Earhart divenne la prima donna a volare da sola sull’Oceano Atlantico. Iniziò il suo viaggio a Terranova e si diresse a Parigi sopra un Lockheed Vega 5B. A quella prima impresa importante, seguirono molti traguardi ambiziosi, dal record di altitudine raggiunto all’essere la prima donna a volare da sola sopra il Pacifico. Nel 1937 Earhart tentò di superare il record del giro del mondo, ma l’Electra Lockheed in cui stava volando scomparve e il corpo di Earhart non fu mai trovato. 

Il suo carattere, che la portò a fare le sue imprese spesso in solitaria, l’ha resa oggetto di numerosi film e romanzi: per questo oggi è la figura più romantica dell’aviazione al femminile. Noi le abbiamo dedicato un approfondimento, che puoi leggere per scoprire tutta la sua avvincente biografia.

Jacqueline “Jackie” Cochran e il Women Air Force Service Pilots

La statunitense Jacqueline “Jackie” Cochran è passata alla storia sia per le sue imprese che per il suo impegno in difesa dei diritti delle donne all’interno del mondo dell’aeronautica americana.

La sua storia inizia negli anni Trenta in modo alquanto singolare: divenne pilota per passione e per promuovere la sua azienda di cosmetici Wings to Beauty, che in poco tempo ebbe tra le sue testimonial persino Marilyn Monroe.

Prima dell’intervento degli Stati Uniti nella Seconda Guerra Mondiale, Jackie entrò a far parte delle Wings For Britain, una flotta che trasportava aerei dall’America all’Inghilterra: fu così la prima donna a pilotare un bombardiere.

Jackie credeva così fermamente che le donne dovessero ricoprire un ruolo importante nell’aeronautica, che scrisse a Eleanor Roosevelt durante la seconda guerra mondiale, proponendo l’idea di una divisione di volo al femminile. Si impegnò personalmente nella ricerca di donne pilota che potessero dimostrare le loro abilità e il loro desiderio di impegnarsi anche in combattimento, fino al 1942 quando fu istituita la Women Air Force Service Pilots (WASP), che Jackie diresse a partire dal luglio 1943.

Jackie fece molto altro nella sua vita: ottenne medaglie al valore per il suo impegno durante il conflitto mondiale e superò diversi record, come il fatto che divenne la prima donna nella storia a superare il muro del suono all’età di 48 anni il 18 maggio 1953, a Rogers Dry Lake in California, volando con un Sabre 3 ad una velocità media di 1050 km/h.

Bessie Coleman, la prima donna afroamericana ad ottenere il brevetto

Bessie Coleman era affascinata dalle gesta dei piloti della prima guerra mondiale, ma nessuna scuola di volo negli Stati Uniti la accettava perché era una donna afroamericana. 

Imperterrita, si trasferì in Francia nel 1920 per completare un corso avanzato di aviazione e fare carriera con gli spettacoli acrobatici, guadagnandosi il titolo di Queen Bessie. La carriera di Bessie Coleman fu interrotta quando morì in un incidente nel 1926: durante un volo di prova, non indossando la cintura di sicurezza, fu scaraventata via dall’aereo che non uscendo da una picchiata era entrato in vite. 

È rimasta alla storia come la prima donna afroamericana ad aver ottenuto una patente di guida internazionale, ma era in procinto di aprire una scuola di volo: sarebbe stata anche la prima donna ad aprirne una se la sfortuna non si fosse messa di mezzo.

Rosina Ferrario, prima donna italiana con la licenza

Prima donna italiana e ottava nel mondo ad aver conseguito il brevetto di pilota, Rosina Ferrario amava farsi notare quando era alla cloche: così si esibì fresca di brevetto nel 1913 sulla folla al Meeting Aviatorio di Napoli facendo cadere dal cielo una pioggia di garofani rossi. 

Si esibì anche per re Vittorio Emanuele III e in occasione del primo centenario di Giuseppe Verdi atterrando immersa nella nebbia su un campo di mais.

Purtroppo però Rosina fece presto i conti con la dura realtà dell’epoca quando tutti i suoi amici piloti partirono per il servizio militare per la Prima Guerra Mondiale. Era sicura di potersi rendere utile nel trasporto di soccorso di militari feriti, ma la sua domanda venne respinta in quanto donna. 

Inoltrò allora istanza per essere ammessa al corso di perfezionamento per Volontari Piloti, ma anche questa sua domanda venne respinta. Rosina scrisse allora al Ministro della Guerra per essere integrata nel corpo aeronautico, ma le fu risposto che “non è previsto l’arruolamento di signorine nel Regio Esercito”.

I tempi non erano maturi in Italia e la nostra eroina dei cieli ricevette “solo” una Medaglia di benemerenza per i Pionieri dell’Aeronautica il 23 gennaio 1943; si sposò, si dedicò alla famiglia e si limitò fino alla fine dei suoi giorni ad andare solo ai ritrovi dei soci dei Pionieri.

Gabriella “Gaby” Angelini, una giovanissima eroina dei cieli

Gaby Angelini era un’avventuriera e viaggiatrice instancabile: nacque nel periodo in cui Rosina Ferrario scopriva la sua passione da pilota, ma si spense giovanissima, all’età di 21 anni nel 1932 mentre in volo sul deserto della Libia la colpì una tempesta di sabbia e il suo aereo cadde a causa di un’avaria.

Celebre è il suo viaggio di 25 giorni in giro per l’Europa a bordo del piccolo aereo da turismo Breda 15 I-TALY: un raid che si svolse senza particolari problemi, salvo un atterraggio di fortuna nel volo Copenaghen-Stoccarda, per aver terminato il carburante.

L’impresa le valse la celebrità: così quando atterrò finalmente sul campo di aviazione di Taliedo, con a bordo la madre che l’aveva raggiunta in treno a Chamonix, c’era una folla di curiosi e giornalisti.

Appena ventenne, si guadagnò una lettera di congratulazioni del ministro dell’aeronautica Italo Balbo, però la sua precoce fine non aiutò i diritti delle aviatrici: il suo incidente pare avesse convinto Benito Mussolini che le donne dovevano limitarsi alla famiglia e che il volo era un affare da uomini.

Per fortuna quell’incidente, divenuto tristemente celebre in Italia, non spaventò le donne e molte altre brave e audaci aviatrici hanno segnato la storia dell’aeronautica civile, commerciale e militare italiana, anche se in questo ultimo ambito si è dovuto aspettare più tempo. Oggi la presenza delle donne alla cloche non è più messa in discussione e come la nostra esperienza come scuola di volo ci insegna, la professione del pilota è sempre più di interesse per le donne per le sue opportunità di carriera e per il fascino che da sempre accompagna il volo.