Le origini dell’Aeronautica Militare italiana

L’aeronautica militare italiana ha più di 100 anni di storia e la sua nascita è legata non agi aerei ma agli aerostati: nel 1884 il Ministero della Guerra, su iniziativa del Tenente del Genio Alessandro Pecori Giraldi, autorizza la nascita del primo Servizio Aeronautico italiano che si sarebbe occupato del Torricelli e dell’Africo, due palloni aerostatici che vennero utilizzati durante la campagna d’Africa Orientale del 1887-1888.

Quello che all’inizio era solo un reparto di pochi uomini, divenne in breve tempo una brigata e, vista l’attenzione che gli altri paesi del mondo stavano rivolgendo ai velivoli, nel 1909 fu invitato a Roma Wilbur Wright per dimostrare la qualità del suo aeroplano.

La dimostrazione convinse l’esercito, tanto da fondare nel campo di Centocelle (Roma) una scuola di volo che divenne anche il primo aeroporto italiano: il primo brevetto di pilota fu rilasciato nello stesso anno al tenente di vascello Mario Calderara, che firmerà nel febbraio 1910 il contratto con i fratelli Wright per la produzione di 5 aeromobili destinati all’esercito italiano.

La prima campagna militare in cui l’esercito dell’aeronautica italiano sarà impiegato come forza militare è quella di Libia del 1911-1912, attraverso l’utilizzo di 4 aerostati, 2 dirigibili e 28 aerei. 

L’impiego dell’Areonautica Militare nella prima guerra mondiale

La prima guerra mondiale è tuttavia il campo dove l’aeronautica italiana ebbe il vero debutto: le forze aeree italiane nel 1915 disponevano però solo di 86 unità. Poiché il conflitto si svolgeva sempre di più nei cieli, fu necessario costruire subito circa 12.000 aerei, in gran parte provenienti dalle officine Caproni.

Le forze aeree iniziarono anche ad occuparsi dei bombardamenti: in quel conflitto passerà alla storia l’impresa dei 7 velivoli guidati da Gabriele d’Annunzio che fecero un’incursione aerea su Vienna nel 1918.

Il successo del reparto aeronautico fu tale che nel 1923 fu elevato a Forza Armata indipendente e nel 1926 venne istituito lo Stato Maggiore dell’Aeronautica con a capo il Generale di divisione Pier Ruggero Piccio.

Il Fascismo considerava l’aeronautica il suo fiore all’occhiello, grazie alla direzione di Italo Balbo, ministro dell’Aviazione in quel periodo, e anche ai numerosi record che i piloti italiani dell’esercito raggiunsero in quegli anni. Purtroppo all’inizio del secondo conflitto mondiale emerse una dura verità: la Regia Aeronautica era inferiore alle forze aeree alleate e nemiche, sia per qualità che per quantità. Pur in condizioni di inferiorità, l’Arma fu comunque utilizzata su tutto il Mediterraneo e persino sul fronte russo, dove le rigide condizioni resero ancora più difficile lo sforzo dei piloti.

L’impiego dell’Areonautica Militare nella seconda guerra mondiale

La seconda guerra mondiale decreta la scissione delle forze aeree in quelle dell’Aeronautica Cobelligerante italiana (ICBAF) del Regno Del Sud e quelle dell’Aeronautica Nazionale Repubblicana (ANR) della RSI. L’8 maggio 1945, dopo la resa incondizionata della Germania, hanno fine anche le operazioni belliche aeree.

All’indomani del conflitto, fu deciso di modificare il nome che divenne Aeronautica Militare.

Altri momenti bellici importanti per le forze aeree italiane saranno la guerra del Golfo (1990-1991) e il conflitto in Jugoslavia, mentre attualmente l’Aeronautica Italiana è in Afghanistan con AMX, C-130 e Predator, per supportare le truppe dell’esercito a terra.

L’Areonautica Militare oggi

L’Aeronautica inoltre svolge missioni di “Air Policing”, per la NATO, in paesi dove non è presente una difesa aerea. Infine per quanto riguarda la lotta all’ISIS, la forza aerea italiana è impegnata con 4 Tornado (ora con velivoli AMX), 1 KC-767 e gli APR, stanziati in una base in Kuwait.

La storia dell’Aeronautica Italiana è densa di grandi imprese e di importanti record che restano ancora oggi affascinanti per chi sogna di volare o per chi semplicemente ama guardare il cielo con naso all’insù.

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