La storia dell’aviazione è costellata di aerei e velivoli che hanno reso le imprese di alcuni eroici piloti memorabili. Prototipi, dirigibili, aeroplani di linea o da combattimento che hanno trasportato personaggi storici e che sono attualmente introvabili.

Veri e propri pezzi da museo, che oggi varrebbero cifre impensabili e che suscitano un grande fascino per chi, come noi, condivide il sogno di volare.

 

La “R” mancante dello Spirit of St. Louis di Charles Lindbergh

 

Charles Lindbergh compì la sua prima trasvolata in solitario attraverso l’oceano Atlantico, nel maggio del 1927 con il Ryan Spirit of St. Louis, un aeroplano monomotore. Quando, compiuta l’impresa, Lindbergh atterrò all’aeroporto di Le Bourget presso Parigi, l’aereo fu letteralmente preso d’assalto dai cacciatori di souvenir.

 

Presero parte della fusoliera, delle ali e della coda. L’aeronautica francese riuscì a spostare lo Spirit in un hangar vicino dove “rattopparono” le ali e sostituirono il tessuto della fusoliera, ma non trovarono più una delle due insegne con la “R” alata che contraddistingueva i velivoli Ryan Airlines e che si trovava sul timone. Ancora oggi, lo Spirit of St. Louis in esposizione al National Air and Space Museum, ha una sola insegna sul fianco sinistro del timone.

 

Il Lockheed L-1649 Constellation che compiva le rotte polari negli anni ‘50

 

Tra l’1 e il 2 ottobre 1957 un aereo Lockheed L-1649 Constellation, operativo per la Trans World Airlines, volò sulle rotte polari da Londra a San Francisco senza scali per 23 ore e 19 minuti: erano percorsi commerciali inconsueti per l’epoca, che suscitavano forte fascino e quell’aereo stabilì il record per il volo non-stop con passeggeri di più lunga durata a bordo di un aereo di linea con motore a pistoni.

 

Oggi quell’aereo potrebbe essere conservato esattamente come era all’epoca, perché non fu ristrutturato o demolito, ma semplicemente fece perdere le sue tracce probabilmente in un hangar a San Francisco.

 

 

Il pianoforte dello Zeppelin

 

Blüthner, una storica fabbrica di pianoforti di Lipsia, costruì un pianoforte a coda in duralluminio (una lega speciale di alluminio) del peso di soli 162 chilogrammi appositamente per il dirigibile Zeppelin LZ 129 Hindenburg. Sì, proprio quel dirigibile che nel 6 maggio 1937 passò tristemente alla storia per un disastroso incendio, che portò alla fine dei trasporti con Zeppelin.

 

Il pianoforte, secondo i racconti dell’epoca, fu inaugurato durante il primo viaggio dell’Hindenburg in Nord America dal pianista Franz Wagner che suonò brani di Chopin, Liszt, Beethoven e Brahms. Lo strumento fu rimosso dall’Hindenburg proprio all’inizio del 1937 e messo in mostra nello stabilimento dell’azienda produttrice, che però fu successivamente distrutto da un bombardamento aereo durante la Seconda Guerra Mondiale. Ma lo Zeppelin Museum ritiene di avere le prove che il pianoforte fu visto l’ultima volta nel 1938 all’interno di una cassa di un cantiere navale. Chissà in quale porto è arrivato e dove oggi è nascosto!

 

Il biplano Buhl Air Sedan di Mildred Alice Doran

 

Mildred Alice Doran fu l’unica donna a partecipare alla Dole Air Race, la sfida del 1927 che vide i partecipanti impegnati in un volo senza scalo dalla California alle Hawaii. Purtroppo Mildred fu anche uno dei 7 piloti che scomparvero durante quella gara. Aveva 22 anni ed era una insegnante delle elementari: la sua partecipazione alla Dole Air Race fece scalpore all’epoca e ci sono testimonianze video che la mostrano sorridente e decisa a partecipare all’impresa.

 

Nonostante i precedenti problemi meccanici del velivolo della Buhl Air Sedan, Doran, il suo pilota John Pedlar e il navigatore Vilas Knope scelsero di decollare e si diressero a ovest sul Pacifico.

 

Il Miss Doran – così fu battezzato l’aereo dell’aviatrice – e un altro velivolo, il Golden Eagle, non fecero più ritorno e sparirono: quanto vicino arrivarono al traguardo? Cosa successe durante quel volo? Non lo sapremo mai fino a quando il relitto dell’aereo non sarà trovato e recuperato.

 

Un Boeing 314 “Clipper”

 

Durante il periodo tra le due guerre, furono costruiti solo 12 Boeing 314 “Clippers” ma nessuno di quegli idrovolanti è arrivato ai nostri giorni.

 

Volavano per la compagnia aerea Pan American World Airways e furono costruiti con interni lussuosi, per soddisfare le esigenze dei passeggeri che dovevano affrontare la lunga durata dei voli transoceanici.

 

Costituivano un lusso per l’epoca e permettevano di volare per le isole Hawaii o verso la Cina atterrando sull’acqua. Parte della scomparsa di questi idrovolanti a lungo raggio è dovuta alla logistica perché le piste asfaltate sono molto più facili da affrontare. Chissà se un giorno potremo recuperare le carcasse sommerse del China Clipper, che si schiantò nel mar dei Caraibi, e del Cape Town Clipper, che la Guardia Costiera americana affondò nell’Atlantico…

 

Il bombardiere B-25 Mitchell che si salvò

 

Sedici bombardieri B-25 Mitchell dell’aeronautica statunitense passarono alla storia con il loro attacco al Giappone dopo gli eventi di Pearl Harbour. La loro impresa risollevò il morale dell’esercito americano che si trovava in grande difficoltà con il nemico.

 

I bombardieri furono lanciati dalla base navale USS Hornet il 18 aprile 1942: dopo aver colpito gli obiettivi militari giapponesi, si diressero verso la Cina, dove dovevano atterrare. Sulla via del ritorno, però, incontrarono condizioni meteo avverse ed essendo anche a corto di carburante, gli equipaggi di quindici dei sedici B-25 scelsero perciò di lanciarsi.

 

Un solo B-25 atterrò a Vladivostok in Unione Sovietica: l’equipaggio sopravvissuto fu autorizzato a “fuggire”dall’URSS (in gran segreto, per non causare un incidente diplomatico tra URSS e il Giappone che avevano firmato un patto di non aggressione) e tornò negli Stati Uniti, mentre l’aereo fu confiscato. I cacciatori di relitti professionisti ritengono che l’aereo fu successivamente utilizzato dai sovietici per trasportare posta e personale militare.

 

Alla ricerca di Amelia Earhart

 

Non è necessario raccontare le imprese di questa pioniera dei cieli: Amelia Earhart è la protagonista indiscussa di pagine romantiche e avventurose della storia dell’aviazione.

 

Il suo Lockheed L-10 Electra scomparve con lei nel 1937, durante quella che lei riteneva dovesse diventare la sua più grande impresa: il giro del mondo. Amelia riteneva il suo aereo il suo laboratorio personale: quando si accinse a intraprendere il suo ultimo viaggio, l’aviatrice era già famosa per i suoi record e aveva molta confidenza con la meccanica degli aerei. Aveva affrontato incidenti e per questo aveva apportato alcune modifiche al suo velivolo.

 

Partì per l’impresa con il suo co-pilota Freed Noonan nel giugno 1937 da Miami a Lae, nella costa orientale di Papua Nuova Guinea. Il 2 luglio 1937 partirono per la seconda tappa, l’isola di Howland, nella barriera corallina del Pacifico, a metà strada tra Australia e Hawaii. In quei cieli (o forse in quel mare) si persero le tracce dell’Electra, che fu successivamente cercato su una superficie di 250.000 miglia quadrate di oceano.

 

Nel 2018 i resti umani (pochi frammenti ossei) trovati in un remoto atollo del Pacifico, Nikumaroro, sono stati attribuiti a Amelia, ma del suo aereo si cercano ancora i resti sul fondo dell’Oceano.